L'ultimo giorno normale prima dell'addio

scritto da lubeck92
Scritto 27 giorni fa • Pubblicato 26 giorni fa • Revisionato 26 giorni fa
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"Da quando te ne sei andata, ogni cielo che attraverso è soltanto un altro modo per cercarti." Johann Lubeck
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Testo: L'ultimo giorno normale prima dell'addio
di lubeck92

L'ultimo giorno normale prima dell'addio

Ricordo ancora quel mattino a Lubiana.

Io indossavo la mia uniforme,

tu il tuo camice bianco.

Due vite spese per gli altri:

io a vegliare i cieli,

tu a custodire il respiro fragile dei bambini

nell'Ospedale Pediatrico.

Avevi il volto un po' più stanco del solito,

ma i tuoi occhi conservavano quella luce gentile

che sapeva rassicurare chiunque.

Mi sorridesti.

E quel sorriso,

allora,

mi sembrò eterno.

«Ci vediamo dopo»,

dicesti piano.

Parole semplici.

Parole innocenti.

Le stesse che milioni di persone

si dicono ogni giorno

senza sapere

che il destino è già entrato nella stanza.

Poi il tempo cambiò volto.

Arrivò la diagnosi.

Un male silenzioso,

spietato,

incurabile.

Il medesimo dolore

che avevi visto tante volte negli occhi dei genitori,

entrò nella tua vita

senza chiedere permesso.

Tu,

che avevi lottato per tanti bambini,

fosti costretta a combattere

la battaglia più ingiusta.

Ed io continuavo a volare.

Sorvolavo montagne,

mari,

confini lontani.

Ma per la prima volta nella mia vita

mi sentii impotente.

Un pilota può sfidare le tempeste,

attraversare la notte,

affidarsi agli strumenti

quando tutto intorno è buio.

Ma non esiste una rotta

per salvare la persona che ami.

Non esiste un aeroporto

dove atterrare

per fermare il tempo.

Ti vidi consumarti lentamente,

eppure continuavi a sorridere.

Continuavi a chiedermi dei miei voli,

dei tramonti sopra le nuvole,

come se la tua anima

volesse ancora proteggere la mia.

E io avrei dato le mie ali,

i miei anni,

ogni cielo attraversato,

pur di restituirti un solo giorno di vita.

Poi arrivò quel giorno.

L'ultimo.

Il mondo continuò a girare,

gli aerei continuarono a decollare,

il sole sorse ancora su Lubiana.

Solo il mio tempo si fermò.

Perché compresi che esistono addii

dai quali non si ritorna.

Da allora,

ogni volta che volo sopra la Slovenia,

i miei occhi cercano istintivamente la città.

Cerco un ospedale,

una finestra illuminata,

l'ombra di una donna in camice bianco.

Cerco te.

La dottoressa che dedicò la propria vita ai bambini.

La donna che mi insegnò

che la vera grandezza

non è toccare il cielo,

ma saper alleviare il dolore degli altri.

E allora comprendo

che non sei scomparsa.

Sei nel sorriso di ogni bambino salvato,

nelle mani che hai stretto,

nelle lacrime che hai asciugato.

E sei soprattutto qui,

dentro di me.

Perché ci sono persone

che nemmeno la morte riesce a portarci via.

Continuano a vivere

nei nostri silenzi,

nelle nostre nostalgie,

nelle notti in cui alziamo lo sguardo verso le stelle.

E io,

pilota tra le nuvole,

porto ancora il tuo nome nel cuore.

La mia Caterina.

La donna che salutai un giorno

con un semplice:

«A dopo.»

Senza sapere

che alcuni addii

non finiscono mai.

E che alcuni amori,

anche davanti a un male incurabile,

continuano a volare

per l'eternità.

© Johann Lubeck 

L'ultimo giorno normale prima dell'addio testo di lubeck92
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